Donne al vertice - Più crescita e meno crisi
03/06/2011 - Francesca Basso - Corriere della Sera
Un palco di prestigio ma tutto al maschile per la conferenza inaugurale del Festival dell'economia di Trento: in questa edizione, però, fanno sapere che la presenza femminile è aumentata. E a difendere la necessità delle quote rosa in prima persona si è prestato Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ne ha discusso con il vicedirettore della Banca d'Italia, Anna Maria Tarantola.
I «confini della libertà economica» - tema centrale di quest'anno - passano anche dalla diversità di genere, sottile linea rossa che esclude le signore dal fare carriera e dall'entrare nella stanza dei bottoni. Lo spunto era il libro «Fatti più in là» di Monica D'Ascenzo.
Tarantola affronta il tema, «strategico per il nostro Paese», citando alcuni dati che dipingono «una situazione estremamente sconfortante»: «L'occupazione femminile è al 46%, venti punti in meno di quella maschile. Se il divario raggiungesse lo zero - calcola - il Pil crescerebbe di 12 punti». E a livello di vertici le proporzioni fra i generi non migliorano: «Nei consigli di amministrazione delle società non quotate le donne raggiungono il 14% mentre in quelle in Borsa scendono al 7%». Eppure ci sarebbero tre validi motivi per allargare la partecipazione femminile: «Un quasi meccanico aumento del Pil, maggiore crescita e minore probabilità di crisi aziendale».
Insomma, non è una questione di competenze. Certo, ammette Tarantola, «le quote rosa sono una distorsione ma servono per aprire il cancello, non è detto che debbano essere permanenti. E se non si fa nulla e si lasciano le cose così per avere il 3o% di donne nei cda sarebbero necessari venti-trent'anni».