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Rivoluzione rosa nelle aziende donne obbligatorie nei cda

29/06/2011 - Luisa Grion - la Repubblica

Le quote rosa sono legge: le società quotate in Borsa e quelle a partecipazione pubblica dovranno far spazio, nei loro vertici, alle donne. Più che una spontanea apertura al femminile, quindi, si tratterà di un obbligo: i consigli di amministrazioni e gli organismi di controllo delle due tipologie d'impresa dovranno essere composti, a partire dal 2012, da un quinto di donne (il 20 per cento).

Ma dal 2015, con il nuovo mandato, la presenza femminile dovrà salire ad un terzo (33,3 per cento). Trattandosi di legge, il mancato rispetto sarà punito: prima con un semplice richiamo, poi con una sanzione pecuniaria, infine con la decadenza del cda o dell'organismo di controllo. O meglio: se le quote non saranno rispettate la Consob invierà una diffida alla società chiedendo di mettersi in regola entro quattro mesi.

Se l'azienda persisterà nel suo comportamento, scatterà un'ulteriore avvertimento a tre mesi e l'obbligo di pagare una multa che potrà andare dai 100 mila a 1 milione di euro per i cda e dai 20 mila ai 200 mila euro per i collegi sindacali. Ma se, nonostante i ripetuti interventi, le femmine resteranno ancora senza la quota minima di poltrone, dopo sette mesi scatterà la decadenza del cda o dell'organismo di controllo stesso.

La legge è stata varata ieri, in via definitiva, dalla Camera con un voto bipartisan: 438 sì, 27 no e 64 astenuti. Le nuove norme, entreranno in vigore ad un anno esatto dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma per via delle naturali scadenze dei mandati, saranno a pieno regime nel 2015.

Nel frattempo hanno prodotto molta soddisfazione e qualche nota polemica. L'idea di ottenere un riconoscimento al lavoro femminile attraverso il meccanismo delle quote non è infatti mai piaciuta ai radicali: ieri i loro sei deputati sono stati fra i 46 astenuti, ma a votare «no» sono stati anche alcuni rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione, sia maschi che femmine.  [...]

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