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Le donne al comando delle imprese: il fattore D
Marzo 2009 - Cerved
Sono migliori i risultati per le imprese con un capo donna. Quando le donne nel Cda sono in maggioranza si riduce il rischio di default, e le imprese guidate da un capo donna si caratterizzano per una migliore capacità di generare profitti.
Lo sostiene quest’ultimo rapporto Cerved sulle imprese italiane, che parla di un vero e proprio Fattore D. Eppure le imprese in cui il potere è in mani femminili sono una rarità: i consigli d’amministrazione in cui le donne sono in maggioranza rispetto agli uomini, o quelli costituiti da sole donne, rappresentano infatti un’esigua minoranza nel panorama della maggiori società di capitale italiane.
Rispetto alle oltre 18 mila imprese tutte maschili, le società con un board prevalentemente costituito da donne sono solo 1.850, il 6,4% rispetto al complesso delle imprese con ricavi oltre i 10 milioni; di queste, sono solo 767 quelle in cui il Cda è tutto al femminile. Una quota consistente delle società considerate, il 21,4%, è tuttavia costituita da imprese con un solo amministratore, in cui non esiste un vero e proprio board che discute e decide le strategie aziendali.
Escludendo queste imprese dai conteggi, esistono solo 86 aziende (lo 0,4% del totale) con un Cda completamente femminile (complessivamente, le imprese in cui il board è a maggioranza femminile sono 1.169).
Le società con un Cda tutto maschile sono invece circa 13 mila (il 55%) e quelle dove le donne sono presenti in posizione di minoranza circa 7 mila (un terzo del totale).