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Donne in pensione più tardi ma con un Welfare su misura

05/06/2010 - l'Unità - Luigina Venturelli

La Commissione europea lancia continui avvertimenti. La presidente di Confindustria rilascia dichiarazioni di coraggio, “non spaventata dal fatto che le donne possano andare in pensione un po’ più in là nel tempo”. E il ministro del Lavoro promette massimo impegno “per una soluzione definitiva”. Ma pochi entrano nel merito della questione, l’equiparamento dell’età pensionabile maschile e femminile nel settore pubblico, che Bruxelles pretende immediatamente dall’Italia sotto minaccia di una nuova procedura d’infrazione.

Questione spinosa, che chiama in causa le molte discriminazioni di genere che le donne subiscono ma nessuna istituzione impone di risolvere, il carico di lavoro non retribuito che da sempre si sobbarcano in famiglia, le lacune di una legislazione nazionale svelta a pretendere ma lenta a riconoscere. Meglio parlarne al di fuori dell’ufficialità politica, nel mondo della pratica aziendale e dell’analisi scientifica, come accade al Festival dell’Economia di Trento.

“Non possiamo continuare ad applicare le categorie secche pensate per gli uomini. Il welfare va riscritto e modulato sulle varie età delle donne secondo moduli flessibili che ne valorizzino la diversità” propone Alessandra Perrazzelli, manager di Intesa Sanpaolo e responsabile di Valore D, la prima associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile nelle aziende. [...]
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