Dicono di noi

Meno meritocrazia è meno competitività

25/10/2010 - Affari & Finanza

Alessandra Perrazzelli è un avvocato. E’ responsabile dell’International Affairs Eurodesk di Intesa Sanpaolo, ed è anche presidente di Valore D, l’associazione nata con l’obiettivo di aiutare l’affermazione del talento femminile, cosa pensa delle donne che contano in Italia?

«Penso che la prova che abbiamo ancora molta strada da fare è nei nomi delle donne al comando. Se non ce le mette un uomo il padre, il marito, l’amante difficilmente riescono a farsi strada».

Da dove inizia questa lunga strada?

«Non ho dubbi: dalle quote. Che in Italia sono indispensabili perché spaccano un modello culturale, mostrano che non è vero che uomo e potere sono sinonimi. Se si stabilisce che la leadership può anche essere diversa, che una donna può dirigere, si avrà la dimostrazione che un altro modo è possibile. Bisogna fare spazio ai bravi, che spesso sono le brave. E poi bisogna lavorare sul fronte culturale per permettere alle donne di resistere nei luoghi dove sono state nominate».

Lei ha lavorato molto negli Usa, a Bruxelles, a Londra: è molto diverso all’estero?

«Penso che l’Italia debba capire che il tema delle donne è puramente economico. Il paese deve decidere se valorizzare o no un suo patrimonio. Tutti gli studi e le statistiche dicono che le donne sono le più brave, hanno dalla loro la forza e il talento. Eppure faticano ad arrivare nei luoghi dove si decide. Favorire l’avanzata delle donne significa far avanzare la meritocrazia. E solo così potremmo essere competitivi sui mercati, perché gli altri sono più avanti di noi».
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