Donne - Carriera all'estero, ma solo se single
23/05/2011 - Maria Silvia Sacchi - Corriere Economia
Tendenze - Studio su chi sceglie di affrontare nuovi mercati. Profili sempre più richiesti dalle aziende. Ancora difficili se «al femminile». Il 62% delle manager che scelgono di trasferirsi per lavoro non ha famiglia, contro il 26% degli uomini.
Andare all'estero. Mettersi alla prova su mercati diversi da quello di nascita, meglio se più lontani e difficili. Per Giorgina Gallo, da dieci anni amministratrice delegata de L'Oreal Italia, questa è una delle strade che le donne devono seguire per aumentare le proprie possibilità di carriera. Per un motivo semplice: «Non solo è utile alle persone e all'azienda, ma è anche altamente meritocratico - ha detto di recente in una intervista al Corriere della Sera -. Quando si sta fuori sede si è costretti a farsi conoscere per i propri meriti e non si creano situazioni per le quali una promozione ti spetta perché hai buone relazioni interne. La valutazione è imparziale».
D'altra parte, nel mondo globalizzato in cui viviamo le aziende cercano sempre più spesso manager disposti a cambiare sede. Ma per le donne restano ancora degli ostacoli da superare e non solo in Italia. Complessivamente, a livello internazionale, tra il 2009 e il 2010 il numero delle donne che sono «espatriate» è diminuito: dal 20% al 17% (fonte: Brookfield, Global Relocation Trends).
Dov'è il problema? A leggere i dati di una ricerca realizzata su un campione di grandi gruppi italiani da Valore D, associazione di grandi imprese che sostiene la leadership femminile in azienda, il nodo sta ancora nella famiglia. [...]