Dicono di noi

Il tempo delle donne

13/07/2011 - Gabriella Piroli - Panorama Economy

E se fosse proprio una donna il nuovo governatore della Banca d'Italia? Nel risiko per la successione a Mario Draghi, il potentissimo vicedirettore generale Anna Maria Tarantola appare già ora come una candidatura credibile.

Fin qui i boatos romani. Il potere femminile esiste ed è in marcia, in Italia e nel mondo. E la settimana scorsa potrebbe entrare negli annali come la pink week del nostro tempo. Prima di tutto grazie alla legge sulle quote rosa. Poi l'accordo tra Emma Marcegaglia e Susanna Camusso, e la nomina di Christine Lagarde al Fmi. Infine una curiosità: presto l'uomo più ricco del mondo sarà una donna, Gina Rinehart.

UNA LEGGE BIPARTISAN.
L'iter è stato tormentato, ma il 28 giugno è passata con solo 27 voti contrari: la legge sulle quote rosa impone di costituire i cda di aziende quotate e pubbliche con la presenza obbligatoria di donne, prima del 20% e poi del 30% (ora sono al 6,8% e le indipendenti solo all'1,7%). «Ho provato una grandissima soddisfazione» racconta Alessia Mosca , deputato del Pd, che il provvedimento aveva presentato assieme a Lella Golfo (relatrice Silvana Comaroli della Lega Nord). «Le quote non sono un fine, ma il mezzo per cambiare una cultura. Funzioneranno se sapranno innescare una trasformazione vera. La cosa che mi ha fatto più piacere? I messaggi e l'aiuto di un pool di donne, tra cui Anna Puccio, Marilisa D'Amico e Livia Aliberti». Per supportare la legge, c'è stato il debutto di gruppi di pressione femminili, che trovano nelle aziende un epicentro vitale e che hanno nella comunicazione un punto di forza e di diramazione. Ci sono esperte di governance, di diritto istituzionale, professioniste: donne che hanno convertito un tema di diritto individuale in tema economico.

CHI COMANDA COSA?
L'argomento del poterefemminile non è nemmeno un argomento: è un mondo, con mille richiami e innervazioni. Come lo europeo, di mancato rinnovamento, noto che viene perseguita l'innovazione tecnologica, molto meno quella sociale» spiega Alessandra Perrazzelli, responsabile degli affari regolamentari internazionali di Intesa Sanpaolo (e ceo di Intesa Sanpaolo Eurodesk), ma anche presidente di Valore D, forse la più autorevole tra le associazione di imprese che valorizzano il talento delle donne. «Lo chiamano diversity, ma io lo chiamerei normality. Le imprese avrebbero un gran beneficio dal contagio con soggetti, valori, modi e procedure differenti. E in questo le dipendenti in generale (e le manager i particolare) sono strategiche, soprattutto se cessano di autonegarsi, se «si autorizzano» al comando. Se nelle aziende vengono finalmente fatti i bacini dei talenti, le donne svettano e possono dare un contributo notevole. Soprattutto da adesso in poi, in un mondo che deve fare i conti con la crescita sostenibile». [...]

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