Scatta la corsa alla poltrona
13/07/2011 - Zornitza Kratchmarova - Panorama Economy
QUOTE ROSA - C'è chi teme l'ingresso di figlie e nipoti nei consigli di amministrazione. E chi la resistenza delle aziende. Ma c'è anche chi si sta organizzando per formare le candidate.
«La semplicità? È la cosa più difficile a farsi». Livia Amidani Aliberti, fondatrice della società di consulenza Aliberti Governance Advisors, riprende le parole dello scrittore tedesco Bertolt Brecht per dire la sua sulla legge sulle quote di genere nei consigli di amministrazione, varata lo scorso 28 giugno, e taglia corto: «Il rischio che la portata del provvedimento venga limitata è assai concreto».
Questione di numeri, ma non solo. Oggi nelle società quotate ci sono 2.681 amministratori, di cui 193 donne. Alla prima tornata di rinnovi, quando scatterà l'obbligo del 20% di quote rosa, saliranno a 536. «Solo in teoria, però» avverte Aliberti, che per Panorama Economy ha messo nero su bianco tutti i numeri calcolando un possibile gap del 20-30%. In meno, s'intende.
«Molto dipenderà dagli arrotondamenti che le singole società faranno». In altre parole: in un consiglio di cinque membri il 20% è pari a uno. E in un board di nove? Equivale a 1,8. Come dire: anche in quest'ultimo caso è possibile cavarsela con una sola presenza femminile perché l'obbligo di legge di averne due scatta a quota 10.
E ancora. L'altra questione che agita i sostenitori della legge Golfo-Mosca è su chi cadrà la scelta. Saranno donne davvero competenti? O, come in molti temono, si ricorrerà in massa a figlie e nipoti, possibilmente con scarsa voce in capitolo? «Non c'è nulla di male nell'optare per i membri della famiglia» interviene Stefano Modena, senior partner di Governance Consulting, che da almeno cinque anni promuove corsi di formazione per consiglieri, uomini o donne che siano. «A patto che abbiano le caratteristiche giuste. Altrimenti si rischia di vanificare un'opportunità senza precedenti». Perché se è vero che in molti, donne comprese, storcono il naso di fronte a questa legge, arrivando a sostenere che il senso delle quote è di per sé discriminante, c'è la consapevolezza che senza l'intervento esterno nulla cambierebbe. [...]