Sulla tela vendicherò il mio stupro
23/09/2011 - Francesca Bonazzoli - Corriere della Sera
Confessione immaginaria - Rabbia, combattività, consapevolezza del proprio talento. E stoccate alle «colleghe».
Figlia di un farabutto che mi offrì all'amico, diventai la «gentil'esca» Dipingerò quadri più potenti di quelli fatti da Caravaggio.
Oggi è arrivata da Roma la notizia che Lavinia Fontana è morta. Dicono che sia stata sepolta in Santa Maria sopra Minerva: lei là per sempre, nella mia città che ho dovuto lasciare dopo il processo per stupro; io qui a Firenze con un marito inetto, sposato per ricomprare a buon prezzo una rispettabilità farlocca, e che spende i miei soldi in cambio di debiti e gravidanze.
Lei per sempre là, dove io vorrei essere a mostrare a tutti il mio talento, tanto più possente del suo. Quante volte ho pensato alla sua pittura diligente, senza passione e senz'anima, fatta per indurre il docile gregge cristiano all'obbedienza. Quanto meglio posso fare io! Datemi un esercito, che voglio combattere; datemi un campo di battaglia e sentirete lo schianto della mia forza contro la sua mitezza; il clangore della mia violenza contro il bisbiglìo della sua bontà da sacrestia. Datemi una guerra perché, a 21 anni, possiedo armi già ben forgiate, spade da affondare nella lussuria di principi e cardinali in forma di Cleopatre, Lucrezie, Veneri e Susanne; picche da infilzare nelle perversioni dei miei committenti a guisa di Giuditte, Maddalene e Giaele. [...]