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Carriera all'estero, ma solo se single

03/10/2011 - Elfrida Ragazzo - Leadership & Management

Andare all'estero. Mettersi alla prova su mercati diversi da quello di nascita, meglio se più lontani e difficili. Per Giorgina Gallo, da dieci anni amministratrice delegata de L'Oreal Italia, questa è una delle strade che le donne devono seguire per aumentare le proprie possibilità di carriera. Per un motivo semplice: «Non solo è utile alle persone e all'azienda, ma è anche altamente meritocratico - ha detto di recente in una intervista al Corriere della Sera -. Quando si sta fuori sede si è costretti a farsi conoscere per i propri meriti e non si creano situazioni per le quali una promozione ti spetta perché hai buone relazioni interne. La valutazione è imparziale».

D'altra parte, nel mondo globalizzato in cui viviamo le aziende cercano sempre più spesso manager disposti a cambiare sede. Ma per le donne restano ancora degli ostacoli da superare e non solo in Italia. Complessivamente, a livello internazionale, tra il 2009 e il 2010 il numero delle donne che sono «espatriate» è diminuito: dal 20% al 17% (fonte: Brookfield, Global Relocation Trends).

Dov' è il problema? A leggere i dati di una ricerca realizzata su un campione di grandi gruppi italiani da Valore D, associazione di grandi imprese che sostiene la leadership femminile in azienda, il nodo sta ancora nella famiglia. Le donne riescono ad andare all'estero soprattutto se sono giovani e se sono single. Quando hanno famiglia le cose si complicano. Tutto il contrario degli uomini. Eppure, la partenza è uguale: «Sotto i 35 anni il numero assoluto di uomini e donne si equivale», dice infatti lo studio. Ma se si va oltre i 35 anni e se si guarda la composizione del campione di chi va all'estero si vede che le donne che assumono posizioni manageriali all'estero crolla. Le manager si trasferiscono soprattutto quando sono giovani (il 65% di loro ha meno di 35%) al contrario degli uomini che espatriano quando sono più maturi (il 77% ha più di 35 anni). Questo dato è certamente influenzato dall'ingresso più recente delle donne nel mondo del lavoro e nel management, ma non può non essere anche letto insieme a quello che valuta l'impatto della famiglia. Che è «tortissimo sui talenti femminili nelle scelte di carriera internazionale», è scritto nell'analisi. [...]

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