Dicono di noi

Mamme cattivissime sulle spine

01/12/2011 - Elena Loewenthal - La Stampa

Nel suo Mamme cattivissime (Corbaccio), Elizabeth Badinter la chiama «crisi d'identità». È la condizione delle donne di oggi, confuse tra i ruoli tradizionali e il logorìo della vita moderna.

Badinter, femminista della prima ora, punta il dito su una nuova idea di maternità, che si vuole perfetta e perfezionista. A costo di trasformare la propria vita in un inferno di stanchezza. Questa nuova maternità si riconduce a modelli antichi - lo stretto contatto con il bambino, l'allattamento al seno a totale discrezione del pupo, magari sino alla pubertà. Perché essi rappresentano per queste mamme postmoderne l'unico modo per sfuggire a quei sensi colpa che ancora attanagliano la nostra coscienza.

Una madre emancipata, che lavora, che non ha in testa soltanto le pappe dei bambini, è ancora sentita come una donna armata di «egoismo», una che pensa a sè prima che alle proprie creature. Così, per evitare di essere additata, la donna/madre si fa in quattro, otto e multipli: a casa, al lavoro, in cucina.

Quello che Badinter denuncia con dovizia di dati viene in fondo confermato da un ampio studio condotto per «Valore D» (associazione di grandi imprese per promuovere la leadership femminile in Italia) appena presentato a Milano. Donde emerge che, a ben guardare, non è il lavoro ma la famiglia il posto dove le donne continuano a sfangare molto più degli uomini, a cimentarsi quotidianamente e con fatica con quella vocazione al tuttofare che sostanzialmente significa sudare sempre. [...]

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