Dicono di noi

Il fascino della donna capo

Novembre/Dicembre 2011 - Chiara Lupi - Persone e Conoscenze

DOSSIER - Opportunità e limiti della managerialità femminile. Il valore delle differenze.

Parliamo di management femminile e, di solito, le donne parlano ad altre donne. Ma i nostri colleghi, come ci vedono? Come affrontano temi che per noi sono vitali? L'esigenza di conciliazione è tutta femminile o viene percepita anche dai colleghi maschi? E le donne che arrivano ai vertici, come si comportano? Abbiamo in più occasioni indagato le dinamiche organizzative delle aziende ma negli studi professionali, che si configurano come medie aziende, come si affrontano le tematiche che riguardano il lavoro femminile?
Due le voci che abbiamo coinvolto: Roberto Blanda, Direttore commerciale di Mercedes-Benz Financial Services Italia con un passato a capo delle risorse umane ed Elisabetta Cassaneti, unica soda donna dello studio legale LabLaw.

Come mai le donne quando diventano capi perdono energie sforzandosi di dimostrare ciò che non viene loro richiesto anziché fecalizzarsi su ciò che devono fare? Perché troppo spesso si inimicano il contesto con atteggiamenti che con la loro natura femminile hanno poco a che fare?
Ne parliamo con un uomo. E noi donne faremmo bene a leggere con attenzione le sue parole.

Parliamo di conciliazione e worklife balance. Lei considera questo un problema femminile o un tema che riguarda tutti coloro che hanno un ruolo all'interno delle organizzazioni?
L'esperienza che posso trasferire riguarda il ruolo che ora ricopro in Mercedes, sono Direttore commerciale Mercedes-Benz Financial Services Italia, e le posizioni che ho occupato in Toyota e in un'azienda farmaceutica. Bisogna premettere che all'interno delle varie corporation ci sono differenze. Dal mio punto di vista, il problema della conciliazione esiste prevalentemente nel mondo femminile anche se comincia ad affacciarsi, abbastanza timidamente, anche nel mondo maschile. Se considero la classe dirigente del settore automotive, forse per il tipo di prodotto, è costituita in prevalenza da uomini. Bisogna dire che parlare di worklife balance in un contesto economico di grande sofferenza come quello che ci troviamo a vivere è quasi un azzardo.

In questo 'new normal' così come viene definito, lei cosa vede?
Vedo orari assurdi, persone che lavorano 12 ore continuativamente anche saltando il pranzo. E questo è lo scenario di questo momento, questo l'impegno che ci viene richiesto in un momento di sofferenza del mercato: le aziende sono in difficoltà ed è necessario impegnarsi più di quanto non si sia fatto in passato. Il worklife balance è un tema al quale dedicare attenzione, ma in questo momento le priorità sono i risultati di business. Diciamo che in questa fase prevale il 'work' sul 'balance', senza distinzioni di genere.  [...]

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