L’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle ragazze e delle donne nelle STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), una ricorrenza che, insieme alla Settimana Nazionale delle STEM, invita a guardare con attenzione a chi oggi partecipa attivamente alle trasformazioni tecnologiche, digitali ed energetiche che stanno ridefinendo la società e il mondo del lavoro.
Le STEM non rappresentano soltanto un insieme di discipline, ma uno dei principali motori di sviluppo economico, di innovazione e competitività. Eppure, il persistente divario di genere continua a limitare l’accesso delle donne e delle ragazze a queste opportunità, con ricadute significative sull’intero sistema.
Uno sguardo al contesto: lavoro, competenze, trasformazioni
Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 le attuali macro-tendenze economiche porteranno alla creazione di 170 milioni di nuovi posti di lavoro (pari al 14% dell’occupazione attuale), a fronte della perdita di 92 milioni di posizioni. Il saldo sarà una crescita netta di 78 milioni di posti di lavoro.
Le competenze più richieste saranno sempre più trasversali e strategiche: resilienza, flessibilità, gestione delle risorse, controllo della qualità e competenze tecnologiche. Al riguardo, oltre il 60% delle imprese prevede un ampliamento significativo delle proprie attività digitali entro il 2030, con una forte spinta su intelligenza artificiale, elaborazione delle informazioni, robotica, automazione e sistemi energetici. Non a caso, i ruoli tecnologici sono oggi tra quelli a più rapida crescita, seguiti da quelli legati alla transizione verde ed energetica.
Il quadro è, tuttavia, segnato da una crescente difficoltà di reperimento di profili professionali STEM: nel prossimo futuro, si prevede infatti un mismatch tra domanda e offerta particolarmente accentuato nel caso dei percorsi a indirizzo ingegneristico, a esclusione di quelli legati all’edilizia e all’architettura, con una mancanza di quasi 7mila giovani laureati o diplomati ITS Academy in media all’anno nello scenario negativo e di oltre 10mila nello scenario positivo. Secondo le stime, un divario rilevante riguarderà anche l’area strettamente scientifica (scienze matematiche, fisiche e informatiche), nell’ambito dalla quale si prevede che, a seconda dello scenario, ogni anno mancheranno tra 3mila e 5mila giovani (Unioncamere Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029), 2025).
Se guardiamo al rapporto tra i generi, sono ancora troppo poche le ragazze che scelgono un indirizzo di studi nelle materie STEM. Nel 2024 tra le donne laureate, solo il 18,8% ha conseguito il titolo accademico in una disciplina STEM (per gli uomini il numero sale al 40,2%). Questo significa che meno di una donna su cinque, tra tutte le laureate, ha intrapreso un percorso in scienza, tecnologia, ingegneria o matematica. (Elaborazione Valore D su dati AlmaLaurea – Profilo dei Laureati 2024. Rapporto 2025)
“Il problema non è il talento delle ragazze, ma le barriere culturali e strutturali che influenzano le loro scelte molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro: già a 6 anni, infatti, molte bambine smettono di immaginarsi in un futuro scientifico”, afferma Cristiana Scelza, Presidente di Valore D. “Persistono stereotipi che descrivono le STEM come discipline fredde, poco umane o incompatibili con l’equilibrio tra vita e lavoro. Questi bias incidono sulle aspettative delle famiglie e sull’orientamento scolastico, con effetti diretti sulle opportunità professionali.”
STEM e stereotipi: cosa pensiamo davvero?
Le persone sanno che informatica e tecnologia saranno tra i settori con maggiore bisogno di forza lavoro in futuro. Eppure, i pregiudizi di genere resistono.
Secondo il sondaggio “Opinioni e percezioni attorno al mondo STEM” realizzato dall’Osservatorio D – frutto della collaborazione tra Valore D e SWG – oltre una persona su tre ritiene che le materie STEM siano più adatte agli uomini. Anche quando si dichiara di “non vedere differenze”, l’immaginario collettivo continua ad associare alcuni ruoli prevalentemente agli uomini: programmatori, specialisti in cybersecurity, ingegneri robotici, fisici teorici. Alle donne vengono invece più spesso attribuiti ruoli come insegnanti di matematica e scienze.
Colmare questo divario richiede azioni sistemiche. Tra gli interventi ritenuti più efficaci emergono: sinergie tra scuola, università e aziende, progetti STEM più pratici nelle scuole e percorsi di orientamento mirati.
“In questo contesto, la scuola gioca un ruolo decisivo. Lo vediamo anche dall’esperienza maturata con Inspiring Girls: quando ragazze e ragazzi vengono esposti a modelli professionali femminili diversi, cambia concretamente la percezione delle STEM e delle possibilità che queste offrono.” Cristiana Scelza, Presidente Valore D
E la responsabilità non è solo educativa: il 75% delle persone (79% tra le donne) indica aziende e datori di lavoro come attori chiave nello sviluppo delle competenze STEM e nella risposta alle esigenze del mercato.
Cosa abbiamo fatto in Valore D: il nostro impegno per superare il gap di genere nelle STEM
Da anni Valore D lavora per rendere il mondo STEM più equo, accessibile e inclusivo.
- La ricerca #ValoreD4STEM
La prima indagine in Italia dedicata al tema delle STEM nelle organizzazioni, che ha coinvolto quasi 7.500 persone, portando alla luce barriere, opportunità e leve di cambiamento.
- Un lavoro da favola
Una campagna integrata pensata per smontare stereotipi e narrazioni tradizionali sui ruoli di genere, mostrando come anche il mondo STEM possa – e debba – essere immaginato e raccontato in modo diverso.
- Il podcast SCELTE – stagione 1
Storie autentiche di percorsi non lineari, cambi di direzione e scelte coraggiose nel mondo STEM, per superare l’idea di carriere “perfette” e rendere questi ambiti più realistici e accessibili.
- La raccolta di buone pratiche aziendali
Un patrimonio di esperienze dal network di Valore D che offre alle organizzazioni strumenti concreti per attrarre, valorizzare e far crescere i talenti femminili in ambito STEM.
- We Stand 4 STEM
La campagna di comunicazione nata all’interno del progetto #ValoreD4STEM, che coinvolge oltre 100 professioniste e professionisti per incoraggiare le nuove generazioni ad avvicinarsi alle discipline scientifiche e tecnologiche.
In questa direzione si inserisce anche Wanter, la piattaforma digitale di orientamento professionale gratuita – promossa da Valore D e rivolta a giovani, famiglie e insegnanti – che permette a ragazze e ragazzi di esplorare centinaia di professioni ad alta occupabilità, conoscere le competenze richieste, i percorsi di studio e ascoltare le testimonianze di chi quei lavori li svolge già, con successo e soddisfazione. In un contesto in cui digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente le competenze richieste, il tema infatti non riguarda solo l’accesso delle ragazze alle STEM, ma anche la qualità dei percorsi di orientamento e formazione lungo tutta la filiera educativa. Il recente OECD Digital Education Outlook 2026 sottolinea come le tecnologie, se integrate in modo consapevole, possano supportare lo sviluppo di competenze complesse, liberando spazio per pensiero critico, capacità di problem solving e apprendimento attivo.
“Accanto al lavoro sugli immaginari, è fondamentale rafforzare l’orientamento alle scelte formative e professionali, per aiutare ragazze e ragazzi a comprendere come stanno evolvendo il mercato del lavoro e le competenze richieste. […] Investire sull’orientamento e sulla formazione di chi accompagna le scelte educative – scuole, genitori e imprese – è una responsabilità condivisa. Solo così possiamo evitare di perdere talento e garantire alle nuove generazioni pari opportunità di accesso alle professioni del domani, in particolare in ambito STEM” Cristiana Scelza, Presidente Valore D.
Superare gli stereotipi per creare vera innovazione
Superare il divario di genere nelle STEM non è solo una questione di equità: è una condizione necessaria per generare vera innovazione. Gli stereotipi, infatti, non limitano solo le scelte individuali di ragazze e ragazzi, ma impoveriscono il potenziale collettivo, restringendo lo sguardo e le soluzioni possibili.
Innovare significa anche mettere in discussione ciò che diamo per scontato, disobbedire a narrazioni consolidate che associano competenze, ruoli e talenti a un genere piuttosto che a un altro. Ma questa “disobbedienza” ha senso solo se produce valore, se apre nuove strade e rende il sistema più forte, inclusivo e capace di rispondere alle sfide del futuro.
Come ricorda “Il decalogo dell’innovazione” di A.F. De Toni, “le innovazioni presuppongono una certa dose di disobbedienza ai canoni precedenti; ma possono dirsi realmente tali solo se vanno a buon fine”. I veri innovatori sono quindi coloro che sanno rompere schemi mentali consolidati, aprirsi a nuove prospettive e trasformare la discontinuità in opportunità concrete.
È in questo spazio – tra disobbedienza e responsabilità, tra cambiamento culturale e impatto reale – che si gioca la sfida delle STEM oggi. Ed è qui che serve un impegno condiviso per costruire un futuro in cui donne e ragazze possano non solo entrare nei settori scientifici e tecnologici, ma contribuire pienamente a orientarli e trasformarli.



