Donne da Nobel, Claudia Goldin e la disuguaglianza di genere

Tra i riconoscimenti più prestigiosi al mondo, il Nobel contribuisce a pieno titolo a confermare l’autorevolezza e la reputazione di quelle figure che si sono distinte in diversi campi del sapere.

Su un totale di 992 premiazioni a partire dal 1901 – anno della prima assegnazione – sono state 64 le donne a ricevere il Nobel (Marie Curie ne ha vinti 2), 28 delle quali nelle discipline scientifiche: 13 nella medicina, 8 in chimica, 5 in fisica, 3 in economia. Ed è proprio in ambito economico che ha ottenuto l’onorificenza Claudia Goldin: terza in ordine di tempo – dopo Elinor Ostrom nel 2009 ed Esther Duflo nel 2019 –, è l‘unica studiosa a non aver condiviso il premio con altri colleghi uomini.

 

Nobel a Claudia Goldin, un’economista di genere accende nuovi riflettori sul tema

 

Goldin, nata a New York nel 1946, è stata una pioniera nel mondo accademico economico. Nel 1989 è salita ufficialmente in cattedra come prima donna del Dipartimento di Economia di Harvard, dove attualmente insegna storia del mercato del lavoro. Nel 2013 è diventata presidente dell’American Economic Association, ruolo con cui ha sostenuto iniziative e attività volte a incrementare il numero di donne che si occupano di economia in campo accademico.

Le sue numerose analisi e pubblicazioni, frutto di un’accurata ricostruzione di dati e statistiche, hanno messo a fuoco la situazione occupazionale delle lavoratrici degli Stati Uniti, prendendo in esame oltre 200 anni di storia.

Un lavoro da Nobel, che ha portato alla luce fatti e vissuti del mondo femminile, mostrando le cause del cambiamento e le principali fonti del divario di genere ancora esistente. “Ha analizzato qualcosa che molte persone – molti storici, per esempio – avevano semplicemente deciso di non studiare, perché pensavano che i dati non esistessero” sottolinea Randi Hjalmarsson, uno dei membri del comitato che l’ha premiata.

 

Illustrazione del premio Nobel Claudia Goldin

 

Il gender gap nel mercato del lavoro: le cause e le conseguenze dall’800 ad oggi

 

Goldin ha dimostrato che i tassi di occupazione e di guadagno sono cambiati nel tempo e che la partecipazione femminile al mercato del lavoro per tutto il periodo analizzato non è andata aumentando in modo continuo, ma ha formato una curva a U. Nello specifico, con la transizione da una società agricola a una industriale all’inizio del XIX secolo, le donne sposate hanno lavorato meno rispetto a prima, per poi rimettersi in gioco solo con la crescita del settore dei servizi (XX secolo): un fenomeno che l’accademica ha ricondotto alla diffusione del modello del male breadwinner nelle società industriali e alla successiva evoluzione delle norme sociali concernenti le responsabilità femminili nei confronti della casa e della famiglia.

Nel corso del ventesimo secolo il quadro ha registrato un aumento costante dei livelli di istruzione delle donne nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. In questo caso, ad avere un ruolo di primo piano, secondo Goldin, è stato l’accesso alla pillola contraccettiva che ha permesso alle donne di pianificare meglio la propria vita e carriera. Il premio Nobel, che ha approfondito la situazione anche sul fronte del gender pay gap, ha evidenziato che è con la nascita del primo figlio che scatta il divario retributivo di genere. Al riguardo, la stessa Goldin ha più volte affermato che i carichi familiari impediscono di fatto alle donne di rispondere alle “richieste di reperibilità” del mondo lavorativo, ormai sempre più “avido”, definendo appunto “greedy jobs” gli impieghi che finiscono per premiare la disponibilità extra e rendono incolmabili i disequilibri tra uomo e donna.

Nobel: grafico che ritrae il divario uomo-donna alla nascita di un figlio

La nuova rotta aperta da Claudia Goldin

 

Nella sua approfondita e vasta ricerca quantitativa, Goldin si è soffermata sui motivi per cui, nonostante la modernizzazione, la maggiore cultura e partecipazione al lavoro, il gender gap continui a ridursi con estrema lentezza. Secondo la studiosa, un elemento decisivo è dato dal fatto che le donne tendono a prendere decisioni influenti per la propria vita e per la propria carriera in giovane età: questo porta loro a ricalcare i bias delle generazioni precedenti ad esempio in materia di istruzione o figli (non tornando a lavoro finché non sono cresciuti). Una situazione che, pertanto, annulla anche la possibilità di riequilibrare il mercato del lavoro, a svantaggio di tutto il sistema.

Comprendere il ruolo delle donne nel mondo del lavoro è importante per la società. Grazie alla ricerca innovativa di Claudia Goldin, ora sappiamo molto di più sui fattori sottostanti e sulle barriere che potrebbero essere affrontate in futuro“, afferma Jakob Svensson, presidente del Comitato per il Premio in Scienze Economiche. L’apporto che ha dato il Nobel, dopo anni di studi e ricerche, dunque, diventa fondamentale tanto per aver dato luce al passato, quanto per aver scoperto le leve fondamentali su cui intervenire. Un riconoscimento che, visto l’attuale posizionamento italiano nel Global Gender Gap Index, sarebbe auspicabile tradurre in politiche mirate, veloci ed efficaci.

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