“Sulle molestie non basta sapere, bisogna agire”: un evento di Valore D e PARI.

Ridimensionarle, normalizzarle, renderle invisibili con una risata o con il silenzio: è così che le molestie sul lavoro continuano a resistere. Da questo punto di partenza, scomodo ma necessario, è nato l’incontro promosso da Valore D e PARI., che ha riunito a Milano imprese, esperte ed esperti per affrontare un tema che riguarda ogni organizzazione.

L’evento, ospitato all’Anteo – Palazzo del Cinema, ha messo al centro non solo la fotografia del fenomeno, ma soprattutto la domanda che viene dopo la consapevolezza: cosa possono fare concretamente le aziende?

Un confronto tra norme, parole e responsabilità

Intitolato “Era solo una battuta – Le molestie sul lavoro tra norme, parole e responsabilità”, l’incontro è stato aperto dagli interventi di Cristiana Scelza, presidente di Valore D, e Fabrizio Rutschmann, presidente di PARI., ed è stato moderato dalla giornalista e scrittrice Annalisa Monfreda.

“Le molestie possono essere continuamente ridimensionate, con una risata o con il silenzio”, ha detto Cristiana Scelza, presidente di Valore D. “Le aziende sono presidio, perché senza un impegno attivo non esiste progresso sostenibile. Oggi il punto non è più la consapevolezza, ma il passaggio all’azione: policy chiare, formazione, canali sicuri che rendano possibile la parola e proteggano chi segnala”.

Il primo panel ha offerto una cornice giuridica essenziale per comprendere la complessità del tema. Le avvocate Ester Viola e Anna Capitanio hanno evidenziato come spesso sia proprio l’ambiguità – il confine sfumato tra comportamento inappropriato e violazione – a rendere difficile riconoscere le molestie e, di conseguenza, contrastarle in modo efficace. Senza definizioni chiare, anche la volontà di intervenire rischia di indebolirsi.

“Le imprese sono un attore chiave nel contrasto alla violenza di genere e alle molestie nei luoghi di lavoro. Non solo spazi produttivi, ma contesti in cui si formano cultura, relazioni e comportamenti, e quindi leva decisiva per il cambiamento. Serve però un’assunzione di responsabilità, soprattutto da parte degli uomini nei ruoli di leadership, chiamati a passare dalle parole ai fatti. La sfida si vince costruendo alleanze tra imprese, istituzioni, scuole e università. Solo così è possibile generare un impatto concreto e duraturo”, ha aggiunto Fabrizio Rutschmann, presidente di PARI.

Il peso delle parole e della cultura organizzativa

A seguire, Pierluca Mariti, noto sui social come @piuttostoche, ha utilizzato il linguaggio della comicità per mostrare come certe parole e certe battute non siano mai neutre. Un intervento che ha messo in luce il ruolo della cultura e del linguaggio nel rendere “normale” ciò che normale non è, contribuendo a consolidare comportamenti lesivi e discriminatori.

Dal sapere all’azione: il ruolo delle imprese

Il cuore del confronto si è focalizzato sul passaggio dalla consapevolezza all’azione concreta. Nel panel conclusivo, con Paola Andreozzi, responsabile comunicazione business di Valore D, Luciana De Laurentiis, consigliera di PARI., la filosofa politica Marina Calloni, lo psicologo Paolo Lanciani e l’avvocata Lara Benetti, esperta in tutela nei luoghi di lavoro, è emersa con chiarezza la necessità di dotare le organizzazioni di strumenti efficaci.

Policy realmente operative, canali di segnalazione sicuri, formazione continua e una leadership capace di rendere possibile – e non rischiosa – la parola di chi subisce: sono questi gli elementi chiave per prevenire e contrastare le molestie sul lavoro.

Un punto di partenza, non di arrivo

La giornata si è chiusa con una consapevolezza condivisa: il problema non è più dimostrare che il fenomeno esiste. La vera sfida è decidere cosa fare, concretamente, nelle stanze in cui si prendono le decisioni, a partire da domani.

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