Letture e visioni per il mese del Pride: i consigli di Valore D

Per molti anni, le storie LGBTQIA+ raccontate al cinema o in narrativa si sono affidate a un tropo narrativo chiamato bury your gays, ovvero la convenzione per cui i personaggi queer tendono a morire, subire violenza o vivere infelici con una frequenza sproporzionata rispetto agli altri personaggi della storia. Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Non perché i conflitti siano scomparsi dalle pagine e dagli schermi: la vita delle persone LGBTQIAP+ è ancora attraversata da discriminazione e fatiche concrete, di cui è importante continuare a parlare; ma un numero crescente di autrici, autori e registe ha smesso di chiedere il martirio come tassa d’ingresso alla rappresentazione cinematografica e narrativa in generale.

Così le nostre cineteche e biblioteche si stanno arricchendo di storie che mostrano personaggi queer che litigano, amano, ridono e rivendicano le loro esperienze e scelte di vita: non nonostante la loro identità, ma attraverso di essa.

La lista di letture e visioni che abbiamo preparato per il mese del Pride nasce da questa scelta curatoriale. Titoli recenti di libri, film e serie tv selezionati con una lente precisa: sono storie in cui la presenza di una persona che si identifica con una delle lettere di LGBTQIAP+ non è la premessa di una tragedia, ma il contesto di una vita. Variegata come l’acronimo stesso, perché la popolazione LGBTQIAP+ non è monolite, e la rappresentazione che conta è quella che ne restituisce la molteplicità.

Un Pride di rivendicazione, gioie e difficoltà. Come la vita vera.

Letture: romanzi e graphic novel

  • La cattiva abitudine, di Alana S. Portero (Mondadori, 2024; trad. Giulia Zavagna).
    Il romanzo esordio di Portero è diventato un caso letterario in Spagna: dentro c’è la Madrid degli anni Ottanta, il quartiere operaio di San Blas e le persone che lo abitano. Una storia dai margini che racconta la crescita e il percorso di affermazione di genere di una donna trans, dall’infanzia all’età adulta.
  • Le cattive, di Camila Sosa Villada (Sur, 2021; trad. Giulia Zavagna).
    Córdoba, Argentina, fine anni Novanta: un gruppo di donne trans lavora come sex-worker al Parco Sarmiento. Villada, che ha vissuto quella realtà in prima persona, costruisce un romanzo-memoir dove la famiglia si sceglie e la sopravvivenza ha la forma di una genealogia affettiva.
  • Gli argonauti, di Maggie Nelson (Il Saggiatore, 2016; trad. Francesca Crescentini)
    Nelson racconta la propria gravidanza e la sua storia d’amore con l’artista trans Harry Dodge attraverso citazioni filosofiche, teoria queer e autobiografia: un genere ibrido chiamato autotheory. Uno dei libri che hanno cambiato il modo di scrivere il sé queer: niente etichette, niente narrativa di redenzione e nemmeno risposte definitive.
  • Gender Queer. Un memoir, di Maia Kobabe (BeccoGiallo, 2022; trad. Antonia Mattiello)
    Graphic novel autobiografico: Kobabe ricostruisce il percorso verso l’identificazione come persona non binaria e asessuale, dai dubbi adolescenziali alle parole scelte per parlare di sé. Il libro più censurato negli Stati Uniti nel 2021 e 2022 per una storia che racconta, semplicemente, come ci si scopre.
  • Tutto quello che c’è, di Sara Torres (Fandango, 2025; trad. Roberta Arrigoni)
    Sara ha ventotto anni e sta con la sua amante in un hotel quando le comunicano che sua madre è morta dall’altra parte della Spagna. Il romanzo d’esordio della poetessa Torres sul lutto, il desiderio lesbico e il corpo come archivio di affetti.

Letture: saggi

  • LGBTQIA+. Mantenere la complessità, di Antonia Caruso (Eris, 2022)
    Prezioso e brevissimo saggio di sessanta pagine su cosa significa e perché esiste la Sigla: storia dei movimenti, dilemmi linguistici, politica italiana e statunitense, simboli e bandiere. Caruso, autrice e attivista trans/femminista, scrive con ironia e senza dogmi un testo che pone domande utili, più che dare risposte definitive.
  • Bi. Storia, scienza e cultura della bisessualità, di Julia Shaw (Mondadori, 2023; trad. Marzia D’Amico)
    La ricercatrice in psicologia Julia Shaw smonta – attingendo anche alla sua esperienza di donna bisessuale – miti, dati e stereotipi sulla bisessualità: dall’invisibilizzazione bi nelle narrazioni sul collettivo LGBTQIA+ alle comunità non monogame, passando per la storia dei movimenti.
  • Signore che amavano altre signore tanto tempo fa, di Cristina Domenech (Blackie, 2024; trad. Chiara Mancini).
    Diciannove ritratti di donne che amavano donne, dall’antichità all’Ottocento: spadaccine, artiste, esploratrici, nobildonne e avventuriere. Domenech recupera vite di donne lesbiche e bisessuali che la storiografia tradizionale ha rimosso o rietichettato, con metodo da ricercatrice, passi da narratrice e un umorismo irresistibile. Per chi si chiede “dove sono andate a finire le donne saffiche della Storia?”
  • Questo libro è trans, di Juno Dawson (Sonda, 2021; trad. Florencia Di Stefano-Abichain)
    Dawson, autrice inglese, descrive l’universo trans senza gerarchie tra identità: coming out, corpo, relazioni, discriminazione e storia del movimento. Un libro piacevole, scritto per un pubblico adolescente ma utile a chiunque voglia capire senza farsi fare una lezione.
  • Queer. Una storia per immagini, di Meg-John Barker e Jules Scheele (Fandango Libri, 2021; trad. Bea Gusmano, Marta D’Epifanio, Marta Capesciotti)
    Un libro illustrato e divulgativo che attraversa la storia del pensiero queer e dell’attivismo LGBTQIA+: da Kinsey a Judith Butler, dai moti di Stonewall alla teoria genderqueer, guidati da un caleidoscopio di personaggi che mescolano cultura pop e accademia. Barker e Scheele, entrambe persone non binarie con una grande esperienza accademica e divulgativa, rendono accessibile la teoria senza svuotarla.
  • Lo spettro dell’asessualità. Corpi, percorsi e rivendicazioni della comunità asessuale, di Francesca Anelli (Eris, 2023).
    Anelli distingue con precisione tre dimensioni che la cultura dominante tende a sovrapporre: attrazione sessuale, libido e desiderio. Da quella distinzione nasce questo breve saggio che non si limita a definire l’asessualità ma la colloca in una prospettiva transfemminista e queer, restituendo voce alle rivendicazioni politiche della comunità asessuale (ACE). Un libro che occupa finalmente la A dell’acronimo LGBTQIA.

Film 

  • La più piccola, regia Hafsia Herzi (Francia, 2025; in Italia da aprile 2026)
    Fatima ha diciassette anni, è la figlia più piccola di una famiglia franco-algerina della banlieue parigina, musulmana praticante, appassionata di calcio e innamorata di una donna. Herzi racconta la frattura tra fede, famiglia e desiderio in un racconto delicato e profondo.
  • Mi querida señorita, regia Fernando G. Molina (Spagna, 2026; in Italia da maggio 2026; sceneggiatura Alana S. Portero)
    Remake del film spagnolo del 1972 (nominato all’Oscar), ora con una protagonista intersex interpretata da Elisabeth Martínez. Un film che finalmente pronuncia la parola “intersessuale” ad alta voce e lo fa con gioia rivendicativa.
  • Maspalomas, regia José Mari Goenaga e Aitor Arregi (Spagna, 2025)
    Vicente ha 76 anni, vive felicemente a Maspalomas, la meta balneare gay di Gran Canaria, finché un ictus lo porta a vivere in una casa di cura conservatrice nei Paesi Baschi. Lì si ritrova a dover tornare nell’armadio. Un film che affronta un tema molto ignorato: l’omosessualità in età alta e il modo in cui le istituzioni costringono le persone a “tornare nell’armadio” dopo una vita vissuta in libertà.
  • Close to you, regia Dominic Savage (Regno Unito, 2023)
    Sam, un ragazzo trans interpretato da Elliot Page, fa ritorno a casa per il compleanno del padre. Nel suo paese di origine reincontra la famiglia ma anche la sua ex. È una storia costruita su una singola giornata in cui il percorso di affermazione di genere di Sam non è il centro della storia ma il contesto da cui lui guarda tutto, incluso ciò che non è riuscito a portare con sé.
  • Nata per te, regia Fabio Mollo (Italia, 2023)
    La storia vera di Luca Trapanese, padre single gay che ha adottato una bambina con sindrome di Down dopo che decine di famiglie l’avevano rifiutata. Un film su come si costruisce una famiglia fuori dagli schemi, senza sentimentalismo edificante, con la complessità reale di due persone che imparano a stare insieme.
  • 20.000 specie di api, regia Estibaliz Urresola Solaguren (Spagna, 2023)
    Cocó ha otto anni e la notte di San Giovanni esprime un desiderio: che la sua famiglia continui a chiamarla così, con il nome che si è scelta. Il film, ambientato nella casa in campagna di una famiglia allargata basca, racconta la crescita di una bambina, di una madre e di una zia che stanno imparando ad accompagnare una nuova verità. Film delicato che osserva senza diagnosticare né drammatizzare.
  • Blue Jean, regia Georgia Oakley (Regno Unito, 2022)
    Jean è un’insegnante di educazione fisica a Newcastle nel 1988, sotto la Sezione 28, la norma thatcheriana che vietava di “promuovere l’omosessualità” nelle scuole. Un’allieva riconosce Jean fuori dalla scuola, in uno dei bar clandestini dell’epoca. È un film pungente sul costo di vivere nascoste per proteggere la stabilità lavorativa, e su cosa succede quando la distanza non regge più.
  • Ritratto della giovane in fiamme, regia Céline Sciamma (Francia, 2019)
    Bretagna, fine Settecento: una pittrice è ingaggiata per ritrarre di nascosto una nobildonna destinata a un matrimonio che non ha scelto. Storia d’amore tra due donne costruita con la stessa precisione con cui racconta l’impossibilità di una relazione in tempi che la contemplavano. Un’opera maestra della regista Céline Sciamma.
  • Pride, regia Matthew Warchus (Regno Unito, 2014)
    Inghilterra 1984, sciopero dei minatori: un gruppo di attivisti LGBTQ+ di Londra raccoglie fondi per i lavoratori gallesi in sciopero e li consegna di persona. Meravigliosa e storica commedia sulla solidarietà inaspettata tra comunità che si riconoscono e lottano insieme.
  • Mine vaganti, regia Ferzan Özpetek (Italia, 2010)
    A Lecce, durante un pranzo di famiglia, il figlio minore sta per rivelare di essere gay, ma lo anticipa il fratello. Commedia familiare che non fa del coming out un evento traumatico ma guarda invece alla famiglia come sistema che resiste, si incrina e poi si riadatta, con una Puglia che fa da contrappunto vivo.
  • Fucking Åmål – Il coraggio di amare, regia Lukas Moodysson (Svezia, 1998)
    Agnes è innamorata di Elin in una cittadina svedese da cui tutti vogliono scappare. Film giovanile che non tratta l’amore lesbico come eccezione ma come il punto più vivo di un universo adolescenziale grigio. Un film non recente ma da citare perché cult: tra i primi a non fare del coming out il problema centrale della storia.

Serie tv

  • Veneno, di Javier Ambrossi e Javier Calvo (Spagna, 2020)
    Docuserie/fiction su Cristina “La Veneno” Ortiz, icona trans spagnola degli anni Novanta. Ambrossi e Calvo costruiscono un ritratto stratificato dove la vita di Cristina è narrata da una giovane giornalista trans che sta scoprendo sé stessa. Una delle produzioni più importanti degli ultimi anni sulla memoria trans e su come si tramanda un’identità.
  • …And just like that, stagione 1 (USA, 2021) Il seguito della popolare serie anni Novanta Sex and the City introduce la storia di Che Diaz, persona non binaria in una relazione con Miranda Hobbes, che a cinquant’anni capisce di essere queer. Un giro di trama simile in una protagonista adulta resta una rarità nelle produzioni mainstream: la stagione affronta questo coming out in età adulta con una sincerità che vale la pena osservare.
  • Heartbreak High (Australia, 2022)
    Reboot di una popolare serie australiana degli anni Novanta, ambientata in un liceo multiculturale di Sydney. Il cast di protagonisti è prevalentemente LGBTQIA+, non come tematizzazione ma proprio come normalità narrativa. Una delle serie più inclusive mai prodotte per un pubblico young adult.
  • Heartstopper (UK, 2022)
    Tratta dalla graphic novel di Alice Oseman, la serie racconta la storia di Charlie e Nick che si innamorano al liceo. La tenerezza è il registro dominante: niente bullismo come trama principale né tragedie per tensione narrativa. Il coming out è raccontato come scoperta graduale, non come crisi da risolvere, esattamente come spesso succede nella vita vera.
  • Pose (USA, 2018–2021)
    New York, scena delle ballroom degli anni Ottanta e Novanta. Le protagoniste della storia sono persone LGBTQIA+, drag e famiglie queer nate in anni difficili per la comunità. Cast di attrici trans senza precedenti per una produzione mainstream statunitense, per una serie che ha ridisegnato la rappresentazione trans in televisione e restituito visibilità a un’intera storia culturale.
  • It’s a Sin (UK, 2021)
    Londra, anni Ottanta: un gruppo di amici gay vive la giovinezza mentre l’AIDS comincia a sconvolgere le vite di un’intera generazione di persone LGBT. Russell T Davies, creatore della serie, che quella storia l’ha vissuta, racconta in questa serie indimenticabile la gioia queer, il desiderio e la devastazione senza separare le une dall’altra.
  • Giorno per giorno (USA, 2017–2020)
    Protagonista di questa divertente commedia è una famiglia cubano-statunitense: nonna immigrata, figlia veterana e nipoti adolescenti. Elena, la figlia maggiore, fa coming out come ragazza lesbica nella prima stagione. Sitcom che sa unire humour e narrazione di argomenti seri, con tre generazioni di donne che si amano anche attraverso il disaccordo.
  • When we rise (USA, 2017)
    Miniserie che racconta sessant’anni di storia del movimento LGBTQ+ statunitense attraverso le vite reali di tre attivisti: dai moti di Stonewall al matrimonio egualitario. Perfetta per chi desidera ripercorrere la storia o colmare delle lacune.

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