Pay transparency: CdM approva in via preliminare il decreto di recepimento della direttiva UE 2023/970

Giovedì 5 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. 

La direttiva – che gli Stati membri dovranno attuare entro il 7 giugno 2026 – mira a rendere effettivo il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, intervenendo su più leve: trasparenza prima e dopo l’assunzione, diritto all’informazione, obblighi di reporting per le imprese, meccanismi di correzione e rafforzamento delle tutele. 

Lo schema di decreto italiano, composto da 16 articoli, recepisce l’impianto europeo introducendo nuovi diritti per lavoratrici e lavoratori e nuovi obblighi per i datori di lavoro, con un’applicazione progressiva in base alla dimensione aziendale. 

“Accogliamo con grande favore l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, dello schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva. Si tratta di un passaggio significativo verso un mercato del lavoro più equo e inclusivo, in cui la trasparenza diventa uno strumento concreto per rendere effettivo il principio della parità di retribuzione per un lavoro di pari valore” ha dichiarato Cristiana Scelza, Presidente di Valore D. “Oggi, nel settore privato, il gender pay gap si attesta al 16,7%[1]con ricadute economiche e sociali rilevanti. In questo contesto, la trasparenza retributiva può rappresentare una leva decisiva anche per la competitività delle imprese: aiuta ad attrarre e trattenere talenti, rafforza la meritocrazia e risponde alle aspettative delle nuove generazioni, sempre più attente a valori di equità, giustizia e responsabilità”. 

Cosa prevede lo schema di decreto 

Il provvedimento introduce misure finalizzate a rafforzare la trasparenza dei livelli retributivi e a contrastare le disparità salariali ingiustificate, applicabili ai lavoratori dei settori pubblico e privato, nell’ambito dei rapporti di lavoro subordinato, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. 

Il decreto chiarisce le nozioni di “stesso lavoro” e di “lavoro di pari valore” e individua i presupposti sulla base dei quali lavoratori e lavoratrici possono essere comparati ai fini della parità retributiva. A tal fine, è valorizzato il ruolo della contrattazione collettiva quale riferimento per la classificazione delle mansioni e dei trattamenti economici, assicurando criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. 

Sono rafforzate, inoltre, le misure di trasparenza retributiva sia nella fase di accesso al lavoro sia nel corso del rapporto di lavoro. In riferimento alle candidature, il datore di lavoro ha l’obbligo di specificare negli annunci la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista, oltre ad avere il divieto di basare le offerte sulla storia salariale, che non può essere richiesta in fase di selezione. Per i lavoratori già in servizio il decreto riconosce loro un diritto di informazione di natura individuale, esercitabile anche in presenza di un sospetto di discriminazione, che consente di conoscere il proprio livello retributivo e i livelli retributivi medi altrui, relativi alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. È previsto che i datori di lavoro possano rendere disponibili tali informazioni anche in via proattiva, attraverso la rete intranet o le aree riservate dei siti aziendali.  

Viene stabilito che i sistemi di determinazione e classificazione delle retribuzioni siano fondati su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, basati sulle competenze, sull’impegno, sulle responsabilità e sulle condizioni di lavoro. In caso di uno scostamento retributivo del 5% tra uomini e donne non adeguatamente giustificato, è previsto un obbligo di motivazione a carico del datore di lavoro e il coinvolgimento delle parti sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e degli organismi di parità per individuare le misure idonee ad eliminare tale divario. 

È istituito, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un organismo incaricato di monitorare e sostenere l’attuazione delle misure previste dal decreto. 

L’iter di recepimento: i prossimi passi 

A seguito dell’approvazione in via preliminare del Consiglio dei ministri, lo schema di decreto legislativo passerà all’esame delle Commissioni parlamentari competenti, chiamate a esprimere il proprio parere

Al termine di questo passaggio, il provvedimento tornerà nuovamente all’attenzione del Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Il decreto dovrà quindi essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrare in vigore entro il 7 giugno 2026, termine fissato a livello europeo per il recepimento della direttiva sulla trasparenza retributiva. 

“L’approvazione di oggi non è un punto di arrivo, ma l’inizio della fase più delicata: quella dell’attuazione. In questi mesi Valore D ha messo a disposizione competenze, proposte e best practice maturate all’interno della rete delle aziende associate, contribuendo a un confronto costante e costruttivo con il Ministero del Lavoro” – ha commentato Cristiana Scelza, Presidente Valore D. “Affinché la Direttiva possa dispiegare pienamente il suo potenziale, è fondamentale accompagnare tutte le imprese – comprese le più piccole – in un percorso che può risultare complesso. Servono processi solidi di valutazione dei ruoli e delle performance, strumenti chiari e indicazioni applicative capaci di evitare appesantimenti burocratici e ricadute organizzative non sostenibili. È inoltre necessario investire in informazione e formazione capillare sui contenuti della Direttiva, offrendo un supporto concreto per tradurre le nuove disposizioni in pratiche realmente efficaci”. 

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