Costruzione di alleanze: verso il superamento degli stereotipi di genere

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Costruzione di alleanze: verso il superamento degli stereotipi di genere è un’indagine sugli immaginari di genere realizzata da Valore D e Ipsos-Doxa per NTT Data. Condotta su un campione rappresentativo di 1.000 persone maggiorenni in Italia, esplora come donne e uomini percepiscano i modelli di femminilità e mascolinità nella società contemporanea e dove esistano spazi concreti per costruire un’alleanza tra generi.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Valore D e NTT Data su temi di cultura organizzativa e inclusione. È in questo contesto di partnership che è nata l’idea di approfondire il tema degli immaginari di genere con uno strumento rigoroso: una ricerca affidata a Ipsos-Doxa che ha curato la raccolta e l’analisi dei dati.

L’indagine articola l’analisi attorno a cinque dimensioni della vita quotidiana:

  • Relazione di coppia: con attenzione alle dinamiche relazionali, ai ruoli e alle aspettative reciproche
  • Vita famigliare: focalizzata sulla distribuzione dei carichi domestici, sulla genitorialità e sulle responsabilità comuni/familiari
  • Lavoro: con uno sguardo sulle aspettative, ruoli e opportunità professionali
  • Vita sociale: considerando relazioni, autonomia e partecipazione sociale
  • Emotività: con approfondimento sulla libertà espressiva e sulla legittimazione delle emozioni

Il quadro che emerge è quello di una società che conosce la direzione ma fatica a percorrerla: il 92% degli intervistati riconosce che i comportamenti di genere dipendono dalla cultura e oltre sei persone su dieci credono fortemente che l’alleanza tra generi porti benefici concreti. Eppure il 44% del campione percepisce uomini e donne come più distanti rispetto a vent’anni fa.

Nel lavoro, il gap non è di competenze ma di riconoscimento: il 77% delle donne ritiene le donne adatte a ruoli di responsabilità, ma solo il 65% degli uomini ne riconosce le capacità. In famiglia, il 40% delle donne dichiara di non voler abbandonare il lavoro per occuparsi dei familiari – la società continua ad aspettarselo, ma le donne stanno già ridisegnando i propri confini. Sul fronte dell’emotività, il tabù più duro rimane il pianto maschile: solo il 27% della popolazione ritiene che un uomo possa piangere liberamente.

È la Generazione Z a indicare una rotta diversa: rifiuta sia il modello della donna che deve eccellere in tutto, sia quello dell’uomo che deve primeggiare ovunque. Un cambio di immaginario già in corso che le organizzazioni hanno oggi l’opportunità di intercettare e tradurre in cambiamento concreto.

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