L’Italia sta attraversando una profonda trasformazione demografica che impone di ripensare il rapporto tra età, lavoro e benessere. In questo scenario nasce la ricerca di Valore D “Long-boarding. Una nuova prospettiva sulla longevità professionale”, realizzata con il contributo scientifico del Behave Lab dell’Università degli Studi di Milano e un approfondimento di scenario a cura di INPS.
Lo studio, presentato a Roma il 17 settembre in un evento in collaborazione con INPS, ha coinvolto 11.048 persone appartenenti a 49 aziende attive in 12 comparti economici, restituendo una fotografia articolata delle condizioni che influenzano il benessere, la motivazione e la partecipazione al lavoro lungo tutto l’arco della vita professionale.
La ricerca nasce per sfidare un doppio equivoco: che la longevità sia una questione che riguarda solo i senior, e che vivere e lavorare più a lungo coincida automaticamente con il benessere. I dati raccolti raccontano invece che la longevità non è un tema confinato a una specifica fascia d’età, ma riguarda l’intera popolazione al lavoro, una condizione che si costruisce fin dai primi anni di lavoro e a qualunque età.
Oltre l’età: la stanchezza come esperienza condivisa
Tra le evidenze più significative emerge un diffuso sentimento di stanchezza, indicato da oltre una persona su tre come l’emozione prevalente sperimentata negli ultimi sei mesi di lavoro. Un dato che attraversa generazioni diverse, dai Baby Boomer alla Generazione Z, e che risulta particolarmente accentuato tra le donne. La ricerca lo legge come l’effetto di due fattori insieme: da un lato un’organizzazione del lavoro che chiede alte prestazioni per periodi sempre più lunghi, dall’altro un contesto sociale segnato da cambiamenti, incertezze e fragilità che non risparmiano nessuna fascia d’età.
A incidere sono anche i carichi di cura, che accompagnano molte persone lungo l’intera vita lavorativa. La Generazione X, spesso impegnata contemporaneamente nella cura di figli e genitori anziani, è quella maggiormente esposta a questa pressione. La ricerca evidenzia inoltre come la carenza di servizi e infrastrutture sociali continui a rappresentare un ostacolo alla piena partecipazione al lavoro, soprattutto per le donne.
Sicurezza economica e futuro previdenziale
I dati suggeriscono la fine di un modello di carriera tradizionale, fondato sull’aspirazione costante alla crescita verticale e su percorsi standardizzati. Al suo posto, la ricerca mostra che le fondamenta del benessere lavorativo restano prima di tutto materiali: nel ranking dei fattori più importanti, le prime tre posizioni sono occupate da salario adeguato, contratto stabile e ritmi sostenibili. Prima di qualunque leva culturale o simbolica, il lavoro deve garantire sicurezza economica e continuità.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla sicurezza previdenziale. Il 31% delle persone appartenenti alla Generazione Z dichiara infatti di essere già preoccupato per il proprio futuro pensionistico (con un picco del 33,7% tra le donne), a conferma di come il tema della longevità non riguardi soltanto le fasi finali della carriera. Alle preoccupazioni previdenziali si affiancano inoltre le difficoltà legate al raggiungimento dell’autonomia economica e abitativa.
Relazioni, competenze e nuove disuguaglianze
La ricerca mette in luce alcune tensioni che caratterizzano il lavoro contemporaneo. Tra queste, la cosiddetta “trappola dei team moderni”: chi lavora in contesti altamente collaborativi e interconnessi non sempre sperimenta un maggiore senso di supporto e appartenenza. Al tempo stesso emerge il rischio di lock-in organizzativo, una condizione nella quale le persone si sentono competenti all’interno della propria azienda ma meno preparate ad affrontare eventuali transizioni verso il mercato esterno.
Lo studio richiama inoltre l’attenzione sul digital divide di genere, particolarmente evidente tra le donne senior, e sulla persistente sottorappresentazione femminile nei ruoli di leadership e gestione. Due aspetti che rischiano di amplificarsi in un contesto sempre più segnato dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale.
Femgevity: ripensare il benessere delle donne al lavoro
Tra i risultati più innovativi emerge il riferimento al tema della femgevity, che invita a considerare il modo in cui le diverse fasi della vita delle donne influenzano l’esperienza lavorativa. In particolare, viene in evidenza il fenomeno del Thermal Gender Gap: oltre una donna su tre considera la temperatura degli ambienti di lavoro un fattore importante per il proprio benessere, a conferma di come esigenze specifiche legate alla salute e alle transizioni biologiche siano ancora poco considerate nella progettazione degli spazi lavorativi.
I dati sottolineano come il benessere organizzativo passi anche dalla qualità degli ambienti fisici e sottolineano la necessità di progettare luoghi di lavoro sempre più inclusivi e capaci di rispondere alle esigenze di una popolazione lavorativa eterogenea per età, genere ed esperienze di vita.
Longevità: una sfida da raccogliere
La ricerca propone una nuova chiave di lettura della longevità lavorativa come tema che riguarda imprese, istituzioni e società nel loro complesso e che richiede la capacità di costruire carriere sostenibili, inclusive e capaci di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita.
«La sfida demografica impone una riflessione profonda su come ripensiamo le carriere: non più una linea verticale, ma un percorso che si sviluppa lungo tutta la vita lavorativa», dichiara Cristiana Scelza, Presidente di Valore D. «È anche una questione economica, prima ancora che sociale: ogni talento va valorizzato, a qualunque età. Per questo servono nuove infrastrutture — welfare, conciliazione, occasioni di crescita continua. Ma la sfida non riguarda solo le impres: serve che anche le istituzioni facciano la loro parte, costruendo un sistema coerente attorno alle persone.»
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