L’indagine “Partecipazione“, realizzata dall’Osservatorio D, è il risultato della collaborazione tra Valore D e SWG per comprendere cosa significa partecipare, le barriere alla partecipazione e i cambiamenti che può generare.
Partecipare significa in primis essere informati su quello che succede nel mondo (41%). Per 1 rispondente su 4 significa votarsi a una causa, con una maggior spinta tra i giovani. Se si parla di diritto individuale o responsabilità sociale, prevale un’accezione della partecipazione come diritto che ogni persona dovrebbe poter esercitare (35%). L’idea di partecipazione come responsabilità verso la collettiva appartiene soprattutto agli under 35.
La wave ha indagato anche il livello di partecipazione in diversi ambiti: la metà degli italiani si sente partecipativa negli ambienti di lavoro o studio, l’ambito politico, istituzionale e sindacale del Paese è quello che coinvolge meno (27%). Rispetto alla partecipazione sul luogo di lavoro, 7 persone su 10 sono d’accordo sul fatto che un ambiente di lavoro equo e partecipativo accresca la loro motivazione lavorativa e 6 persone su 10 pensano di avere concrete opportunità di contributo alle decisioni di team e che ci siano momenti e spazi per far emergere le idee e la voce di tutti.
Importanti differenze generazionali emergono sulle barriere che impediscono alle persone di partecipare: spiccano la mancanza di tempo (37%) e la paura del giudizio per i giovani (32%), mentre per più di 1 over 55 su 3, prevale la sensazione di individualismo e che partecipare non sia più importante.
Rispetto ai cambiamenti che la partecipazione può generare, ai primi posti troviamo le convinzioni che migliori i rapporti sociali e rafforzi il senso di appartenenza, generi innovazione e nuove idee e migliori la qualità delle decisioni in quanto è frutto di punti di vista diversi.



